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  • Eleonora 2 agosto 2015, 11:14

    Sull’impervia strada della consapevolezza noi siamo il nostro passato.

    “In ogni estetica è implicita una politica e in ogni politica è implicita un’estetica.”
    Lo scopo dell’arte nei secoli è dare visibilità all’invisibile manifestando la sua natura tramite la politica spazio-temporale circostante, che crea i sistemi di rappresentazione del mondo. Le ideologie del ‘900 (comunismo, fascismo e liberismo) hanno rovesciato le direttive esclusive che prima appartenevano ai monarchi e si sono contese il primato della modernità: pertanto, le tre visioni del mondo si sono divise la rappresentazione della realtà nelle sue manifestazioni socio-culturali con un linguaggio pedagogico di allevamento politico per le nuove generazioni. Ogni forma artistica del ‘900 senza alternativa si è dovuta riferire a questa imposizione: infatti, le tre ideologie sono considerate moderne per l’apporto evolutivo che hanno diffuso tra le masse attraverso propaganda e pubblicità. Punti di riferimento del loro logos sono: la lotta di classe per il comunismo, la battaglia per l’appartenenza dell’individuo ad una comunità artificialmente costituita e funzionalmente predisposta, al fine della civiltà; la razza per il fascismo, una realtà geopolitica che segnala l’appartenenza di un individuo ad una comunità per natura; l’individuo per il liberismo, l’elemento che non si può dividere ulteriormente. Il passaggio è dalla cultura alla natura, fino al soggetto.
    In sintesi: ciò che facciamo organizzandoci in base alla collettività, ciò che siamo quando nasciamo e ciò che sono io a prescindere da qualsiasi partecipazione comunitaria. Ogni testo e manufatto artistico prodotti nel ‘900 sono letti alla luce di queste tre filosofie estetiche, poiché ciascuno di noi oggi partecipa innegabilmente ad una di queste tre declinazioni intese come compagini sociali, biologiche e psicologiche.

    Detto ciò, come è possibile ritenerci unici e reali in un mondo dove tutti, pur brillanti e coscientemente ricettivi, sembriamo marionette i cui fili sono tirati da entità oscure e forse nemmeno esistenti? Oppure secondo un’altra prospettiva, essendo così inseriti in certi schemi, può la nostra umanità riconoscersi in noi e tra noi per salvarne spregiudicatamente le redini? La seconda è più una speranza nella “fede esistenziale”.

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